Il Fallimento della Privatizzazione Sovietica

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Di William Gillis. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 12 giugno 2018 con il titolo The Failure of Soviet Privatization. Traduzione di Enrico Sanna.

Quando “Il Mercato” è Soltanto il Luogo dove si Riciclano i Soldi Insanguinati dello Statalismo

Quando cadde l’Unione Sovietica, tra i programmi di “privatizzazione” c’era la distribuzione delle azioni delle aziende ai loro dipendenti. Il problema ovviamente era che l’economia era sotto scacco e la gente faceva la fame. Fu così che i gangster e i figli dell’alta borghesia sovietica riuscirono ad acquistare tutte le azioni con denaro vero. C’era chi andava in giro con una carriolata di vodka a barattare una bottiglia con un certificato. Così le imprese statali finirono nelle mani di chi era già ricco.

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La Privatizzazione del Mondo

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Di Robert Kurz. Originale pubblicato sulla Folha de S. Paulo il 14 luglio 2002 con il titolo Modernidade Autodevoradora. Traduzione dallo spagnolo di Enrico Sanna.

Si pensa che la natura esistesse già prima dell’economia moderna. Da qui il fatto che la natura sia gratis, senza prezzo. È questo che distingue le cose naturali, non lavorate dall’uomo, da quelle ottenute tramite la produzione sociale, che non rappresentano la natura “in sé” ma la natura trasformata dall’attività umana. Questi “prodotti”, a differenza dei prodotti naturali puri, non sono mai stati di libero accesso. Sono sempre stati soggetti, secondo vari criteri, ad un modo di distribuzione organizzato socialmente. Nella modernità, è la forma di produzione delle merci a regolare questa distribuzione nel mercato, secondo criteri che comprendono il denaro, il prezzo e la domanda (solvente). Ma è una questione antica il fatto che l’organizzazione della società tenda ad ostruire il libero accesso ad un gran numero di risorse naturali preumane. Questa appropriazione, nelle sue varie forme, prende lo stesso nome di ciò che viene prodotto con l’attività sociale: “proprietà”. È un qui pro quo: altrimenti liberi, i prodotti della natura non elaborati dall’uomo sono trattati esattamente come se fossero il risultato delle forme organizzative sociali, e dunque soggetti alle stesse restrizioni.

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