Gli Eroi del Diritto di Riparare

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[Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 20 agosto 2016 con il titolo Right-to-Repair Activists are Heroes. Traduzione di Enrico Sanna.]

La “proprietà intellettuale” serve unicamente ad imporre la scarsità contro l’abbondanza; ovvero a imporre cose, che per natura dovrebbero costare meno grazie al progresso, per renderle artificialmente costose. Il caso più evidente è la guerra portata avanti dalle aziende contro il diritto dei loro clienti di riparare ciò che hanno acquistato. Fortunatamente, come nota Emily Matchar su Smithsonian (“The Fight for the ‘Right to Repair”, 13 luglio) ci sono attivisti che lottano per questo diritto di riparare.

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La Proprietà Intellettuale Gonfia la Rana Zuckerberg

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[Di The Daily Bell. Originale pubblicato su The Daily Bell il 21 febbraio 2017 con il titolo Intellectual Property Rights Give Zuckerberg His Fake Size. Traduzione di Enrico Sanna.]

Facebook Punta a Riconnettere la Vostra Vita. State Attenti… Il manifesto del fondatore di Facebook Mark Zuckerberg, scritto in risposta alle accuse dirette al social sulla scia dell’aspra campagna elettorale americana, è un documento agghiacciante, distopico. Dimostra come Facebook (lanciata cinque anni fa per, come disse lui, “ampliare le possibilità delle persone di fare e mantenere relazioni”) stia diventando una sorta di stato extraterritoriale governato da un piccolo governo non eletto che si appoggia pesantemente su algoritmi di proprietà privata per fare ingegneria sociale.

Mark Zuckerberg è uno dei giovani più ricchi della terra, con un’azienda che abbraccia tutto il globo. E ora la usa per definire quali notizie sono false e quali no. E per farsi aiutare è ricorso a siti come Snopes.

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Proprietà Intellettuale e Parassitismo

[Di William Gillis. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 29 luglio 2014 con il titolo Jaron Lanier, “Intellectual Property” and Parasitism on the System of Violence. Traduzione di Enrico Sanna.]

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Pare che gli ultra-trentacinquenni non amino altro che sentirsi dire che internet, e il rapido sviluppo culturale sviluppatosi in parallelo, è stato un terribile sbaglio le cui ripercussioni ci perseguiteranno. E poi c’è il mare di scribacchini opportunisti, tutti allineati nel descrivere questo loro spasmo generazionale reazionario come la voce contraria della ragione.

Dicono che occorre un’élite, che chi parla di ingiustizie nelle comunità online è andato avanti per fin troppo tempo, che i sistemi decentrati sono troppo complessi e incomprensibili, che Chelsea Manning e quegli attivisti a cui sta a cuore la libertà su internet sono il paravento dei fratelli Koch, eccetera. Argomenti tanto assurdi quanto arroganti. Ma le recenti dichiarazioni di Jaron Lanier sulle pagine di Quartz meritano sicuramente la coppa.

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Come Morirà lo Stato

[Di Jeffrey Tucker. Traduzione italiana pubblicata su Freedonia il 4 gennaio 2013. Originale pubblicato il 13 dicembre 2012 su Laissez Faire Club con il titolo How the State Will Die. Traduzione di Francesco Simoncelli.]

“[…] Stato? Che è ciò? Ebbene, aprite gli orecchi, che vi dica ora la mia parola sulla morte dei popoli. Stato si chiama il più freddo di tutti i mostri. È freddo pur nel mentire; e questa è la menzogna ch’esce dalla sua bocca: “Io, Stato, sono il popolo.”
È una menzogna! Furono creatori quelli che suscitarono i popoli e su di loro posero una fede e un amore: giovarono così alla vita.
Sono invece distruttori questi che tendono trappole a molti e le chiamano Stato: essi appendono sul loro corpo una spada e cento desideri.
Dove c’è ancora popolo, esso non comprende lo Stato e lo odia come il malocchio e come peccato contro il costume e il diritto. […]
La terra è ancor libera per le anime grandi. Ci sono molti posti ancora per le anime solitarie e le anime gemelle intorno alle quali aleggia il profumo di mari tranquilli.
La vita è ancora aperta per le grandi anime. In verità chi poco possiede è anche meno posseduto: sia lodata la piccola povertà! Là dove lo Stato cessa d’esistere comincia l’uomo che non è inutile: là comincia la canzone della necessità, intraducibile, unica.
Là dove lo Stato  cessa d’esistere – ma guardate un po’ là, miei fratelli! Non vedete voi l’arcobaleno e i ponti del superuomo?
Così parlò Zarathustra.” ~ Friedrich Nietzsche

Google ha acquistato YouTube nel 2006 al culmine dell’isteria per le infrazioni. I nuovi proprietari si sono dati da fare per rendere la piattaforma conforme alle norme giuridiche ed evitare miliardi di procedimenti pendenti. Sembra che gli utenti avessero pubblicato una grande quantità di materiale protetto da copyright, e Google stava per esserne ritenuto responsabile.

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