Falsi Made in Usa e Bugie Made in Italy

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Di Manlio Dinucci. Pubblicato su Rete Voltaire il 17 aprile 2018. Articolo originale pubblicato su Il Manifesto.

Per motivare la guerra del 2003, gli Usa accusarono l’Iraq di possedere armi di distruzione di massa: il segretario di stato Colin Powell presentò all’Onu una serie di «prove» risultate poi false, come ha dovuto ammettere lui stesso nel 2016.

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59 Missili sulla Siria

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Una lunga storia americana

[Di Kelly Kvee. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 9 aprile 2017 con il titolo 59 Missiles Launched at Syria – How Did the U.S. Get Here? Traduzione di Enrico Sanna.]

La notte del sei aprile 2017, gli Stati Uniti hanno lanciato 59 missili da crociera Tomahawk sulla Siria. È stato un tentativo di lanciare rappresaglia e terrore dopo che il dittatore siriano Bashar al-Assad aveva lanciato armi chimiche contro la popolazione siriana. Azioni di guerra in Medio Oriente (e altrove) da parte degli Stati Uniti con pretese umanitarie e di diffusione della democrazia non sono una novità. La storia delle azioni militari americane in Medio Oriente è oscura e complessa, e certo non ha niente a che vedere con lo spirito umanitario o la diffusione della democrazia. Per capire cosa, e perché, è successo è bene ripassare la storia.

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Per l’Impero, la Strage è Solo un “Errore”

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[Di Nick Ford. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 23 luglio 2016 con il titolo Mass Murder is Just a “Mistake” for “Empire”. Traduzione di Enrico Sanna.]

Un vecchio detto dice che chi uccide un uomo è un assassino mentre chi ne uccide un milione è un conquistatore e un dio. Aggiungete le parole “senza volerlo” e una terminologia subdola che mira a giustificare passivamente l’assassinio, e otterrete l’attuale politica estera americana.

In una delle sue recenti dimostrazioni più palesi, in Siria un attacco aereo ha ucciso una sessantina di civili (compresi diversi bambini). Vista l’assenza cronica di trasparenza del governo americano, sui numeri ci sono discordanze. Il Guardian, ad esempio, parla di circa sessanta civili, mentre l’International Business Times dice che sono più verso gli 85.

La spiegazione è sempre quella: erano nel luogo sbagliato al momento sbagliato.

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Che Minchia ci Facciamo in Yemen?

[Di Sheldon Richman. Pubblicato su Center for a Stateless Society il 17 aprile 2015 con il titolo What the Hell Are We Doing in Yemen? Traduzione di Enrico Sanna.]

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Questo articolo è stato scritto da Sheldon Richman e pubblicato sul suo blog Free Association il 16 aprile 2015.

Il governo degli Stati Uniti parte alla carica contro un’altra guerra civile in Medio Oriente. Quando continui a chiederti “Impareranno mai?”, la risposta più probabile è che chi prende le decisioni non ha alcun incentivo a fare altrimenti. Quello che sembra un fallimento potrebbe essere invece il risultato voluto. I pantani hanno i loro lati positivi (per le élite di governo) se le vittime americane sono poche.

L’amministrazione Obama sta aiutando l’Arabia Saudita a bombardare lo Yemen. Questo, unito all’embargo imposto dai sauditi, crea una catastrofe umanitaria nel paese più povero del Vicino Oriente. Muoiono i civili, e quel poco di infrastrutture che il paese aveva viene distrutto.

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Quanto È Islamico lo Stato Islamico?

Si dice che una lettura violenta del Corano sia alla base della violenza politica dello Stato Islamico. Ma non è così.

[Di Mehdi Hasan. Estratto parziale di un articolo pubblicato su newstatesman.com con il titolo Mehdi Hasan: How Islamic is Islamic State? Traduzione di Enrico Sanna.]

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Il Teologo

L’impresa forse più incredibile da parte dell’Isis non è la dimensione del territorio conquistato, ma il modo in cui è riuscito a compattare gli 1,6 miliardi diversi, e spesso divisi, musulmani contro di esso.

Che siano sciiti, sunniti, salafiti o sufiti, conservatori o progressisti, tutti i musulmani, in concerto con i loro leader, hanno condannato e denunciato pressocché all’unanimità l’Isis, e non solo perché non è islamico, ma anche perché è attivamente antiislamico.

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