Contro la Teoria della Classe Disagiata

classe disagiata

Di Valerio Mattioli. Pubblicato originariamente su Che Fare il 22 settembre 2017.

Sei in volo verso Berlino o per la precisione verso Neukolln, che come tutti sanno è il quartiere dove le cose succedono. O forse stai andando a Peckham? Magari Ménilmontant? Poble Sec? Miera Iela? Mariahilf, Exarchia, Bairro Alto? Comunque: è uno squallido volo Ryanair con partenza da Ciampino, ma tuo nonno si poteva permettere al massimo un biglietto del tram per la gita fuori porta della domenica, quindi lo sai bene che quel tuo low cost da pezzenti vale tanto quanto un posto in prima classe. Ti aspetta un mondo di cocktail esotici miscelati da estrosi bartender tatuati, dotte disquisizioni sul rapporto tra Captain America: Civil War e guerra al Terrore, concerti indie per elettronichetta innocua e chitarrine intimiste, apericenacoli con focus su affinità & divergenze tra Lena Dunham e l’adattamento tv del Racconto dell’ancella, e pettegolezzi di quarta mano su Semiotext(e) che chi se ne frega che pubblica Paolo Virno (anche perché chi cazzo è costui?), l’importante è sapere chi scopa con chi perché hai visto I Love Dick? ecc ecc. Ti aspettano giorni di arte, di stile, di IPA, di spunti per sei o sette longform e di tanta, tanta Cultura.

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Le Sottigliezze Metafisiche della Merce

Pensiero unico

Di Anselm Jappe. Originale in spagnolo pubblicato su exit-online.org con il titolo Las sutilezas metafísicas de la mercancía. Traduzione italiana di Enrico Sanna.

Il mio intervento sarà molto diverso dagli altri fatti qui. Presentarsi ad un dibattito sulle merci per protestare contro l’esistenza delle merci stesse può apparire tanto insensato quanto partecipare ad un congresso di fisica per contestare l’esistenza del magnetismo o della gravità. In genere, l’esistenza delle merci è considerata un fatto del tutto spontaneo, almeno nelle società sviluppate, e la sola questione è cosa farci. Certo possiamo affermare che nel mondo c’è chi ha troppo poche merci e che occorrerebbe che ne avesse di più, o che ci sono merci malfatte, inquinanti o pericolose. Ma questo non dice nulla sulle merci in quanto tali. Certo si può disapprovare il “consumismo” o il “commercialismo”, chiedere che le merci stiano al loro posto e non invadano altri territori, come ad esempio il corpo umano. Ma sono osservazioni dal sapore moralista, appaiono “antiquate”, ed essere antiquati è l’unico crimine intellettuale ancora esistente. Per il resto, quelle rare volte che apparentemente si pongono in discussione le merci, la società moderna rievoca i misfatti di Pol Pot e il discorso finisce lì. Le merci sono sempre esistite e sempre esisteranno, cambia solo la distribuzione, dunque.

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