L’impero del Male Minore

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Di Alessandro Visalli Pubblicato su Tempo Fertile il 27 novembre 2018.

Recensione di: Jean-Claude Michéa, L’impero del male minore

Questo importante, ed estremamente denso, libro di Jean-Claude Michéa parte da una conferenza del 2007 e viene portato a compimento nello stesso anno. Si tratta di un insieme di saggi brevi sulla “civiltà liberale” che compiono un esercizio di storia ricostruttiva delle idee strettamente ed indissolubilmente intrecciata ad un giudizio sulla contemporaneità. Come più volte Michéa ricorda, nessun autore del XVII secolo, o del XIX, sarebbe d’accordo con questa analisi, la vedrebbe in effetti come una perversione di una teoria che voleva ottenere altro. Ma è proprio questo il punto del nostro: la perversione, ovvero gli effetti radicalmente de-socializzanti della forma sociale liberale, è nella matrice originaria per come si è dispiegata nel suo sviluppo storico.

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Guasto è il Mondo

Tony Judt

Alessandro Visalli

Tony Judt era uno storico americano di origine britannica, tra i maggiori intellettuali di lingua inglese, specializzato in storia europea e professore a Cambridge, Oxford, Berkley e New York University. Nel 2008, quando aveva 60 anni, gli fu diagnosticata la SLA che lo portò alla morte dopo solo due anni. Nel suo ultimo anno di vita Judt, mentre era paralizzato dal collo in giù, con presumibile grande sforzo ed assoluta determinazione scrisse questo libro che va considerato dunque il suo lascito a noi che gli sopravviviamo.

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Il Fascino dell’imbecille

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Giacomo Giossi

Uno dei motivi dell’enorme successo di Game of Thrones, che manda in onda in queste settimane la sua ultima e definitiva stagione, è la messa in scena di una qualità che di norma riteniamo appartenere sempre agli altri, ma che invece ci riguarda tutti: l’imbecillità. In fondo, Game of Thrones è la serie degli eroi imbecilli.

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Belìn, Turna?

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“La nuova America dei millennial vuole più Stato (e più inflazione)”

Fonte: Tempo Fertile

Un articolo di Carlo De Benedetti davvero significativo, non certo per quel che dice ma per la sua autorevolezza ed il suo ruolo, non ultimo nell’editoria. Oggi che persino Rampini queste cose le scrive e dice in televisione, guadagnandosi in risposta facce da scandalo in chiesa, anche il Sole 24 Ore può permettersele qualche volta.

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Primitivo Sarà Lei!

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Di Pierre Clastres. Estratto da: L’anarchia selvaggia. Le società senza stato, senza fede, senza legge, senza re, Milano, Elèuthera, 2013. Fonte: gabriellagiudici.it, 20 febbraio 2018.

Nel corso degli ultimi due decenni, l’etnologia ha conosciuto una brillante evoluzione grazie alla quale le società primitive sono sfuggite, se non al loro destino – la scomparsa – almeno all’esilio cui erano state condannate, all’interno del pensiero e dell’immaginario occidentali, da un esotismo di lunga data. L’ingenua convinzione che la civiltà europea fosse assolutamente superiore a qualunque altro sistema sociale è stata a poco a poco sostituita dal riconoscimento di un relativismo culturale che, rinunciando all’affermazione imperialista di una gerarchia di valori, ammette  ormai la coesistenza di differenze socioculturali, senza la pretesa di giudicarle. In altre parole, non si proietta più sulle società primitive lo sguardo curioso o divertito di un dilettante più o meno illuminato, più o  meno umanista, ma le si prendono in certo modo sul serio. Si tratta di capire fino a dove arriva questo prenderle sul serio.

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Dimissioni da Cittadino

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Manifesto per l’evacuazione dell’ordine

Di Santiago López Petit. Fonte: baierle, 19 maggio 2017. Titolo originale: ¿Y si dejamos de ser ciudadanos? Traduzione di Enrico Sanna.

Ci interpellano in qualità di cittadini

Il cittadino oggi non è un uomo libero. Il cittadino non è più l’uomo libero che vuole vivere in una comunità libera. La coscienza politica, che non si insegna ma si conquista, è scomparsa gradualmente. Non poteva essere altrimenti. Lo spazio pubblico è diventato una strada piena di negozi aperti a tutte le ore, un programma televisivo in cui un imbecille ci spiega in dettaglio perché si è separato dalla moglie. La scuola, dal canto suo, non è tenuta a promuovere alcuna coscienza critica, ma il semplice apprendimento delle “corrette” regole di condotta del cittadino, varietà di una pretesa “educazione alla cittadinanza”. Anche le lotte politiche sembrano scomparse da un mondo in cui esistono solo vittime di catastrofi diverse (economiche, ambientali, naturali…). Per questo i politici, rivolgendosi a noi, e riempiendosi la bocca di appelli alla partecipazione, continuano a chiamarci cittadini. Perché? Perché si tiene in vita una parola che, poco per volta, ha perso tutta la sua energia politica?

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