Società Astatuali in Africa

Africa astatuale

Di G. N. Ayittey. Originale pubblicato il 21 febbraio 2012 su A New Nigeria con il titolo Stateless Societies: The Igbo, the Fulani, the Somali. Traduzione di Enrico Sanna.

“Sono convinto che quelle società [come quella indiana] che vivono senza un governo godono in generale di un grado di felicità infinitamente più alto delle società che vivono sotto i governi europei.” ~ Thomas Jefferson, 1787

“Il contributo più grande dato dall’Africa al genere umano consiste nella capacità di vivere in modo ragionevolmente pacifico senza stato (o governo).” ~ Jean François Bayart (1989, p.58).

Quando Thomas Jefferson, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, dichiarò nel 1787 in una lettera a Edward Carrington che i popoli che vivono senza un governo godono di un più alto grado di libertà e felicità, si riferiva probabilmente alle società astatuali. Il “governo” è un male necessario; è del leader che si può fare a meno, come nelle società astatuali.

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“L’opera di Dio” in Somalia (II)

[Di Murray Rothbard. Tratto da The Irrepressible Rothbard. Titolo originale: “Doing God’s Work” in Somalia. Traduzione di Enrico Sanna.]

Prima parte ieri

Michael Maren arrivò in Somalia con il compito di monitorare gli aiuti alimentari per conto della Agenzia Americana per lo Sviluppo Internazionale (Usaid). Maren doveva tenere traccia degli aiuti che da Mogadiscio andavano al distretto desertico di Hiran, a nord, ai confini con il confine etiope, dove erano nove campi di rifugiati. Maren scoprì immediatamente che due terzi degli alimenti destinati ai rifugiati venivano rubati, per lo più da ufficiali somali che poi li rivendevano, il resto dai soldati o dai guerriglieri dell’Ogaden del Fronte di Liberazione della Somalia Occidentale (Wslf) appoggiati dalla Somalia. I guerriglieri del Wslf, inoltre, razziavano sistematicamente i campi di rifugiati alla ricerca di giovani da arruolare nella guerriglia contro l’Etiopia in corso nell’Ogaden.

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“L’opera di Dio” in Somalia (I)

[Di Murray Rothbard. Tratto da The Irrepressible Rothbard. Titolo originale: “Doing God’s Work” in Somalia. Traduzione di Enrico Sanna.]

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E così ad ogni marinaio, fante, aviere e marine coinvolto in questa missione, lasciatemi dire: State facendo l’opera di Dio. ~ Presidente George H. W. Bush, dicembre 1992

Nel suo brillante articolo sull’incursione somala, il direttore di Harper’s Lewis Lapham, uno dei pochi liberal ancora tenacemente contrari agli interventi all’estero, cita queste parole del nostro ultimo presidente (Lewis H. Lapham, “God’s Gunboats,” Harpers Magazine, febbraio). Come nota Lapham, Bush ha dato la sua “benedizione papale” alle truppe anche se non ha “la mitra e il bastone da pastore”. Nota anche, ricordandolo opportunamente a quei conservatori che non hanno ancora rivisto la propria devozione all’ex presidente, che Reagan in quello stesso giorno di dicembre, parlando all’università di Oxford, ha spronato le Nazioni Unite a dar vita ad “un esercito della coscienza” per affrontare il “male [che] ancora perseguita il pianeta”, e questo nonostante l’Unione Sovietica sia morta. Ora, visto che è difficilissimo immaginare come il male possa essere estirpato dal mondo in breve tempo, il richiamo significa un esercito mondiale permanente che sconfigga e tenga a bada il male e il peccato in qualunque angolo del pianeta osi alzare la sua orribile testa. Ovvero, una crociata globale permanente.

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