Gli Sfruttatori della Proprietà Intellettuale*

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*Pochi i proprietari e pochi gli intelletti

Di Anup Shah. Originale pubblicato su Global Issues il 2 luglio 2007 con il titolo Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights. Traduzione di Enrico Sanna.

Una delle questioni economiche che, tra le tante, generano tensioni, è quella degli accordi sulla proprietà intellettuale che definiscono come proteggere un prodotto dalla pirateria. Se è vero che una giusta remunerazione dello sforzo intellettuale è una cosa ragionevole, la politica e i condizionamenti del potere hanno finito per influire sul modo in cui il sistema dei brevetti funziona definendo cosa può e cosa non può essere brevettato.

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Media e Stato Corporativo

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Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 2 aprile 2016 con il titolo The Media and the Corporate State. Traduzione di Enrico Sanna.

In un’intervista con Cenk Uygur del 23 marzo, Bernie Sanders diceva: “In questo paese, i media sono un’arma della classe di potere,” e proseguiva citando le concentrazioni industriali (ad esempio, la Disney che possiede la ABC, Comcast la NBC eccetera). I media a proprietà aziendale hanno un interesse personale a riportare le notizie in modo da nascondere la causa profonda dei problemi. Altrimenti la struttura di potere verrebbe minacciata alla base. Sanders ha indubbiamente ragione. E non è una situazione accidentale: alle sue origini c’è il ruolo centrale dello stato.

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“Pubblico-Privato”

Pubblici costi, privati profitti

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Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il primo agosto 2017 con il titolo “Public-Private Partnership”: Public Cost, Private Profit. Traduzione di Enrico Sanna.

Anche se il programma infrastrutturale pare accantonato, tanto che neanche viene citato più, finora Trump ne ha parlato in termini di “collaborazione pubblico-privato”. Da qui, come c’era da aspettarsi, la gioia dei soliti noti della destra libertaria.

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La Ue Impoverisce i Paesi già Poveri

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Di Joseph Hackett. Originale pubblicato su Capx il 18 luglio 2017 con il titolo The Eu is Making Poor Countries Poorer. Traduzione di Enrico Sanna.

Nota mia: Ho tradotto gli ultimi due paragrafi pur trattandosi di una ridicola bugia e autocelebrazione (l’autore è un sostenitore attivo del Brexit). Dire che la Gran Bretagna, con o senza la Ue, con il terzo mondo sarà qualcosa di diverso dalla solita accozzaglia di pidocchiosi sfruttatori razzisti è roba da olimpiadi delle cazzate e l’autore farebbe bene a presentarsi e ritirare il primo, secondo e terzo premio. Nella sua filippica, però, dice cose interessanti della Ue. Bisogna sempre ascoltare il bue che dice cornuto all’asino. Adesso speriamo che qualche altro cazzone risponda per la Ue.

L’Unione Europea ama presentarsi come forza del bene, che genera aiuto e sviluppo tra le società più povere del mondo. Si vanta del suo programma di aiuti da 13 miliardi e si definisce “il donatore più generoso al mondo”. Crede davvero di essere più magnanima di Stati Uniti, Russia o Cina.

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Libia: Migranti, Milizie, Servizi Segreti

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Pubblicato originariamente su Umanità Nova il 15 settembre 2017.

Francesca Mannocchi, giornalista free lance, che collabora con numerose testate italiane e internazionali, è stata la prima a scrivere, già il 25 agosto, degli accordi tra governo italiano e milizie libiche per il blocco delle partenze. Il suo reportage, uscito in inglese su Middle East Eye, ha trovato conferma nei giorni successivi negli articoli pubblicati da Reuters e Associated Press.

Al suo ritorno dalla Libia le è stata fatta una lunga intervista dall’info di radio Blackout, da cui emerge con chiarezza un quadro complesso sul quale si muovono diversi attori con differenti interessi.

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Criminali al Servizio del Capitalismo

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[Di Colin Jenkins. Originale pubblicato su The Anarchist Library con il titolo Gangsters for Capitalism. Traduzione di Enrico Sanna.]

Confidando sulla relazione tra lavoro e capitale, e rafforzato dalla tutela statale della proprietà privata, a tutto vantaggio di questa relazione, il capitalismo crea una dipendenza naturale dal salario per la stragrande maggioranza delle persone. Con l’abolizione delle “proprietà comuni” durante la transizione tra feudalesimo e capitalismo, i contadini furono trasformati in una maggioranza lavoratrice da usare sia come bene in sé che come strumento nelle mani di chi possiede i mezzi di produzione.

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