Società Astatuali in Africa

Africa astatuale

Di G. N. Ayittey. Originale pubblicato il 21 febbraio 2012 su A New Nigeria con il titolo Stateless Societies: The Igbo, the Fulani, the Somali. Traduzione di Enrico Sanna.

“Sono convinto che quelle società [come quella indiana] che vivono senza un governo godono in generale di un grado di felicità infinitamente più alto delle società che vivono sotto i governi europei.” ~ Thomas Jefferson, 1787

“Il contributo più grande dato dall’Africa al genere umano consiste nella capacità di vivere in modo ragionevolmente pacifico senza stato (o governo).” ~ Jean François Bayart (1989, p.58).

Quando Thomas Jefferson, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, dichiarò nel 1787 in una lettera a Edward Carrington che i popoli che vivono senza un governo godono di un più alto grado di libertà e felicità, si riferiva probabilmente alle società astatuali. Il “governo” è un male necessario; è del leader che si può fare a meno, come nelle società astatuali.

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Là nella Valle

chaingang

Chain Gang, ovvero le vere risorse della Nazione

Di Sandro Moiso. Originale pubblicato il 9 ottobre 2017 su Carmilla online.

Con la pala ed il piccon
Del lavoro siam gli eroi…

Quella cazzo di worksong stakanovista risuonava nelle orecchie di Di Gennaro da ore.

Il caldo, la fatica, il sudore e lo stridio e il picchiettare dei picconi e delle pale sulle rocce e nel terriccio pieno di pietre facevano del loro meglio per contribuire a sfinirlo.

Senza tener conto del fatto che il coro era decisamente stonato e qualcuno, ma era riconoscibilissima la voce di quello stronzo di Larussa, modificava le parole.

Tipo “buoi” al posto di “eroi”. Anche se, forse, non lo faceva nemmeno apposta.

Tutto era iniziato qualche giorno prima, subito dopo la fine del G7 di Venaria.

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Contro il Carcere

Detenuti dietro le sbarre

Di Alfredo M. Bonanno. Introduzione a: Alfredo M. Bonanno, Distruggiamo le carceri, Edizioni Anarchismo, 4 euro. Trieste, 8 maggio 2014.

Il carcere è la struttura portante dello Stato. Carcere e Stato sono due angolazioni della medesima mostruosità. Gli anarchici sono contro lo Stato, ecco perché sono contro il carcere.

Poiché rifuggiamo, come più volte detto, da affrontare problemi della società del futuro, quella per intenderci fondata sulla bellezza dell’anarchia, e ci interessiamo di questioni terrene e non angeliche, tutto si riduce a discutere sul termine “contro”.

Che vuol dire essere contro il carcere?

È presto detto. Siamo per la distruzione del carcere. Allo stesso esatto modo di come siamo per la distruzione di questa società in cui ci stanno affogando.

Quindi non siamo, solo a chiacchiere, contro il carcere ma anche con i fatti. Fatti e preparazione di fatti. Siamo per i progetti, per la conoscenza dettagliata di rapporti, responsabilità (individuali e strutturali), dislocazioni nel territorio, regolamenti che consentono la gestione di decine di migliaia di persone racchiuse tra quattro mura, private della libertà.

Distruggere lo Stato. Distruggere il carcere.

Socialismo Anarchico e Socialismo di Stato

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Di Benjamin Tucker. Estratto da Individual Liberty. Traduzione di Enrico Sanna.

(…) La divisione avvenne a questo punto, sulla necessità di abbattere il monopolio. Qui la strada si divise. Le due parti sentirono il bisogno di andare o a destra o a sinistra, verso l’autorità o verso la libertà. Marx andò in una direzione, Warren e Proudhon nell’altra. Così nacquero il socialismo di stato e quello anarchico.

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Il Rovescio della Guerra

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Di emmerre. Pubblicato su umanitanova.org il primo ottobre 2017.

La celebrata storia dell’Esercito italiano annovera numerose quanto ingloriose sconfitte: da Adua (1896) a Sciara Sciat (1911), da Guadalajara (1937) ad El Alamein (1942), sino alla dissoluzione militare dell’8 settembre 1943, ma sicuramente quella che, ancora a cento anni di distanza, mantiene la maggiore rilevanza simbolica e politica è senz’altro la disfatta di Caporetto, nell’ottobre 1917, ossia lo sfondamento del fronte da parte delle truppe degli Imperi Centrali che, soltanto nel primo giorno, penetrarono per venti chilometri in territorio italiano.

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Media e Stato Corporativo

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Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 2 aprile 2016 con il titolo The Media and the Corporate State. Traduzione di Enrico Sanna.

In un’intervista con Cenk Uygur del 23 marzo, Bernie Sanders diceva: “In questo paese, i media sono un’arma della classe di potere,” e proseguiva citando le concentrazioni industriali (ad esempio, la Disney che possiede la ABC, Comcast la NBC eccetera). I media a proprietà aziendale hanno un interesse personale a riportare le notizie in modo da nascondere la causa profonda dei problemi. Altrimenti la struttura di potere verrebbe minacciata alla base. Sanders ha indubbiamente ragione. E non è una situazione accidentale: alle sue origini c’è il ruolo centrale dello stato.

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