Belìn, Turna?

ascelle uomo

“La nuova America dei millennial vuole più Stato (e più inflazione)”

Fonte: Tempo Fertile

Un articolo di Carlo De Benedetti davvero significativo, non certo per quel che dice ma per la sua autorevolezza ed il suo ruolo, non ultimo nell’editoria. Oggi che persino Rampini queste cose le scrive e dice in televisione, guadagnandosi in risposta facce da scandalo in chiesa, anche il Sole 24 Ore può permettersele qualche volta.

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Ma la Signora Carmody no!

Di Kimagu (https://www.deviantart.com/kimagu/art/Steampunk-Zeppelin-465408557)

La Funzione degli Individui nel Capitalismo di Crisi

Di Joelton Nacimiento. Originale pubblicato su Baierle.me il 9 luglio 2018 con il titolo A função dos indivíduos no capitalismo de crise. Traduzione di Enrico Sanna. Immagine: Steampunk Zeppelin di Kimagu.

Brevi spunti da alcune opere di Stephen King

Nel romanzo breve di Stephen King La Nebbia tutto comincia con una violenta tempesta. Dopo la tempesta una strana nebbia avvolge una cittadina nell’entroterra del Maine, scenario preferito di tante storie di King. Un uomo va al supermercato con suo figlio mentre la moglie resta in casa. Padre e figlio, e gli altri clienti del supermercato, sono sorpresi dall’apparizione improvvisa di strane creature, mezzo insetti e mezzo mostri, apparentemente prodotti da un esperimento fallito in una vicina base militare. Decine di persone prigioniere in un supermercato ben fornito e circondato da creature orrende assetate di sangue umano: questa la trama del libro, diventato film nel 2007 con la regia di Frank Darabont.

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Cupiditas Felix

bunker

Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 28 gennaio 2019 con il titolo Right-Libertarian “Free Trade” and “Free Markets”: The Exoteric, and Esoteric Vision. Traduzione di Enrico Sanna.

Quinn Slobodian. “Perfect Capitalism, Imperfect Humans: Race, Migration and the Limits of Ludwig von Mises’s Globalism” [1] Contemporary European History (2018), 0: 0, 1-13.

Questo articolo svolge un ruolo eccellente nello spacchettare lo statalismo implicito nel cosiddetto “laissez-faire” dei libertari di destra in materia di libertà di commercio e di mercato.

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Rivoluzione o Stato?

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Di James C. Scott. Fonte: Seeing Like a State. Traduzione di Enrico Sanna.

Al Lenin di Che Fare si contrappone spesso quello più tardo di Stato e Rivoluzione per dimostrare che esiste uno slittamento sostanziale di opinione nel modo in cui vedeva la relazione tra il partito dell’avanguardia e le masse. Non c’è dubbio che gran parte del tono di Lenin in questo pamphlet, scritto a velocità supersonica tra agosto e settembre 1917, dopo la rivoluzione di febbraio e poco prima della rivoluzione di ottobre, difficilmente si concilia con quello del precedente testo del 1903. C’erano importanti ragioni tattiche in quanto, nel 1917, Lenin avrebbe preferito incoraggiare il più possibile l’azione rivoluzionaria popolare autonoma. Lui e altri bolscevichi erano preoccupati dal fatto che molti lavoratori, ora diventati padroni delle fabbriche, assieme a molti russi delle città, potessero perdere la foga rivoluzionaria, permettendo così al governo provvisorio di Kerensky di prendere il controllo e bloccare i bolscevichi. Per i rivoluzionari di Lenin, tutto dipendeva dalla destabilizzazione del regime di Kerensky, anche se le masse non obbedivano affatto alla disciplina bolscevica. Non meraviglia se, ancora agli inizi di di novembre, prima che i bolscevichi consolidassero il potere, Lenin parlava ancora come un anarchico: “Il socialismo non nasce per ordine dall’alto. L’automatismo burocratico di stato è alieno al suo spirito. Il socialismo è vita, creatività, è la creatura delle stesse masse popolari.”

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Il Climax del Capitalismo

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Di Robert Kurz. Originale pubblicato il 22 febbraio 2016 su francosenia.blogspot.

Nella crisi, ci troviamo già dopo la crisi. È questo il messaggio proveniente dal pensiero positivo a partire dal collasso di Lehman Brothers. Perché mai il più grande crollo finanziario mai avvenuto dopo gli anni 1930 avrebbe dovuto spingere ad una qualche sorta di riflessione sulla teoria della crisi? A volte si sale, a volte si scende. Tutto si trasforma, in un modo o nell’altro: ma soltanto così tutto rimane sempre uguale. Le crisi vanno e vengono, ma il capitalismo resta per sempre. Perciò non ci interessa la crisi in sé, ma soltanto quello che viene dopo, quando la crisi finisce, come tutte le noiose crisi precedenti. Chi andrà su e chi scenderà nella nuova era? Finalmente arriverà il miracolo economico africano, sarà il turno del Pacifico con la Cina come nuova potenza mondiale, o ci sarà la rinascita degli Stati Uniti dello spirito del piccolo imprenditore? Forse assisteremo ad una rinata lira che assurge a moneta di riserva? Anything goes. Ebbene, occorre svolgere un’analisi un po’ coraggiosa delle tendenze, visto che i mercati finanziari, da parte loro, tornano a farsi arroganti e vomitano nuvole di cenere, come fa l’Etna nei suoi giorni migliori.

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Transeuntes

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Intervista con Anselm Jappe. Originale pubblicato su Exit con il titolo “O capitalismo é um parêntese na história da humanidade”. Traduzione di Enrico Sanna.

IHU On-Line – Perché dice che il capitalismo è solo una parentesi nella storia?

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