Crisologia

crisologia

Di Carlo Bordoni

«Tutta colpa della crisi»: una frase che si sente ripetere spesso in situazioni e ambienti diversi, con cui si dà una spiegazione sommaria e superficiale al disagio sociale, a una difficoltà economica o a un problema personale. Crisi è divenuta così una parola passepartout per giustificare (e coprire) ogni questione di non facile interpretazione. Per comprenderla è necessaria una teoria della crisi, una «crisologia», nei termini usati da Edgar Morin.

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Insàs

Amazon pubblica il secondo libro di Enrico Sanna. Per il momento la popolazione sta reagendo compostamente. Non si sa quanto potrà durare, però.

InsasCoverÈ uscito il secondo libro di Enrico Sanna, cioè io. Si intitola Insàs. San Gavino Monreale sotto il fascismo. Un tentativo di ricostruzione. Il libro ha 186 pagine illustrate in bianco e nero.

Descrizione brevissima: Come un piccolo paese di pianura riuscì ad attraversare il gran lago del fascismo con una pagaia priva di canoa.

Descrizione più lunga, in cui si svelano particolari di primaria importanza riguardo i retroscena del libro e la vera personalità dell’autore:

Insàs è una parola della lingua sarda campidanese. Si legge insàsa. A volte si accorcia, e allora diventà insà, oppure inzà. Altre volte si allunga, e diventa insaras. In italiano si traduce allora, a quei tempi, o nel passato.

San Gavino Monreale è un paesotto di novemila abitanti, cinquanta chilometri a nord di Cagliari. È in mezzo ad una pianura. È così piatto che un semplice rialzo del terreno è chiamato, in sardo, cùccuru, collina.

Nel 1922 aveva meno di cinquemila abitanti. I suoi abitanti vivevano per lo più di agricoltura. Le sue case erano quasi tutte di mattoni crudi. Tolte le chiese, credo che non ci fossero più di cinque costruzioni che non fossero di mattoni crudi.

Calendari fascisti

Scarsa originalità del fascismo. Mussolini fa l’imitazione di Obama nel calendario fascista. A destra, il tizio con la daga è scopiazzato dal monumento al fonditore di Magnitogorsk.

Questa non è una raccolta di testimonianze sulla storia di San Gavino durante il fascismo. Se è così è perché ho scoperto tre ragioni plausibili.

La prima è che dopo qualche tempo la gente tende a confondere ricordi anteriori e sensazioni posteriori. Questa curiosa sindrome porta ad usare espressioni come queste: “C’era il fascismo, ma eravamo felici.” “Il pane aveva tutto un altro sapore.” “Ma la fame che c’era allora…”

La seconda è che la gente forma opinioni attingendo a fonti varie. Molti di quelli che sono vissuti durante il fascismo hanno formato le loro opinioni in seguito al fatto, e da fonti ortodosse come la stampa e i libri. Una loro descrizione del loro passato, dunque, diventa l’equivalente di una rassegna stampa con un gusto particolare per l’istigazione alle sensazioni.

La terza: Mussolini iniziò la sua carriera di presidente del consiglio novantuno anni fa, e la finì settanta anni fa. Trovare qualcuno che abbia un ricordo di quegli anni che non sia allo stesso tempo un ricordo d’infanzia è difficile.

Queste sono le tre ragioni per cui ho scritto un libro in cui non ci sono testimonianze ma solo documenti. Una delle tre, tutte e tre, o una loro combinazione.

E poi sono timido.

Tecnicamente, questo libro è il frutto di due anni di ricerca nell’archivio storico del comune di San Gavino Monreale. Ho consultato molte migliaia di documenti e ne ho fotografato circa duemila. Pensate che i documenti si consultano seduti e per fotografarli bisogna mettersi in piedi. Uno sgobbo regolare. Su e giù. Su e giù. Come un camallo.

Il risultato è una serie di articoli pubblicati sul quindicinale locale Il Provinciale Oggi tra la fine del 2012 e la primavera del 2013. Prima di pubblicarli su queste pagine ho deciso di rivedere e ampliare gli articoli. In alcuni casi, il contenuto è triplicato.

Ringrazio la redazione del periodico Il Provinciale Oggi, che ha pubblicato gli articoli, e che mi ha incitato con tutta la sollecitudine di chi è afflitto da scadenze regolari. La redazione mi ha anche fornito alcune delle fotografie, in particolare del convento di Santa Lucia e del campanile di Santa Chiara.

Ringrazio infine Carla Usai, della cooperativa La Memoria Storica, che gestisce l’attività dell’archivio, mi ha assistito nella ricerca e mi ha offerto il caffè. Carla e la cooperativa hanno raccolto innumerevoli documenti, li hanno messi in ordine e li hanno catalogati uno per uno. Io non l’avrei mai fatto. Piuttosto sarei andato a scartavetrare una trivella petrolifera in fondo all’oceano.