Una Semplice Riforma

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Di William Gillis. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 6 settembre 2018 con il titolo A Simple Reform. Traduzione di Enrico Sanna.

Se il problema delle tasse è che sono una violenza, allora ogni riformismo fiscale coerentemente e consistentemente libertario come prima cosa dovrebbe diminuire il numero di persone derubate. Questo, ovviamente, significa eliminare completamente le tasse sui più poveri.

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Istituzioni come False Promesse

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Di Travis Rodgers. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 24 giugno 2018 con il titolo Institutions as Corrupted Promises. Traduzione di Enrico Sanna.

La promessa, ovvero la decisione di dedicare a qualcuno la propria opera o le proprie risorse, rappresenta il punto più alto dell’impegno morale. Ma la promessa rivela con la massima chiarezza il nostro impegno profondo solo quando è spontanea e incondizionale. Vedere le istituzioni sociali in termini di promesse permanenti significa evidenziarne gli aspetti auspicabili ma anche porre le basi per una loro critica.

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La Tassa sulla Musica Gratis

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[Di Jeremy Malcolm. Originale pubblicato il 15 maggio 2017 su EFF con il titolo Secret New European Copyright Proposal Spells Disaster for Free Culture. Traduzione di Enrico Sanna.]

L’EFF ha appreso di una nuova proposta di legge europea che apparentemente prende di mira i servizi di streaming online, ma che in realtà è un duro colpo ad autori e ammiratori. La proposta in sostanza vieta ai servizi di streaming online di diffondere materiale offerto su licenza gratuita, facendo fuori servizi come Jamendo, che ha sede a Lussemburgo e offre musica gratuitamente. La proposta impone anche barriere a chi vuole offrire gratis opere proprie tramite altre piattaforme di streaming.

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Italia sull’Orlo

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[Di Joseph T. Salerno. Originale pubblicato su Mises Institute il 13 luglio 2016 con il titolo Italy on the Brink. Traduzione di Enrico Sanna.]

Come diversi articoli in questi ultimi giorni hanno fatto capire (qui, qui,qui e qui), l’Italia è sull’orlo di una crisi bancaria esplosiva. I crediti inesigibili e i “crediti in sofferenza” nelle mani del settore bancario ammontano a 360 miliardi di euro, un incredibile 17% di tutti i prestiti bancari italiani, pari a circa un quinto del pil annuale. Ma è anche molte volte il credito inesigibile che le banche italiane avevano durante il picco della crisi nel 2008. Dall’inizio del 2016 le quotazioni dei titoli bancari sono più che dimezzate. Le azioni del Monte dei Paschi di Siena, la banca italiana più antica e più sofferente, sono calate di oltre il 75%. E non aiuta il fatto che l’economia italiana lotti per uscire dall’ultima crisi finanziaria; le sue dimensioni sono ancora sotto dell’8% rispetto al 2008, grossomodo ai livelli della fine del secolo scorso.

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La Grecia Potrebbe Tornare alla Dracma

Solo che non servirebbe a nulla

[Intervista di Peter Schiff a Mike Finger. Originale pubblicato su Schiff Gold il 14 aprile 2015 con il titolo Greece May Adopt Drachma; US Already Has. Traduzione di Enrico Sanna.]

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Una delle soluzioni proposte al problema europeo del debito greco prevede che il paese mediterraneo abbandoni l’euro per tornare alla vecchia valuta, la dracma. Nel Gold Videocast di aprile, Peter Schiff spiega perché una nuova dracma sarebbe una soluzione ideale per i politici greci ma un disastro per i cittadini e i creditori. Peter spiega anche perché gli Stati Uniti si trovino di fronte lo stesso dilemma della Grecia. Con una sola grossa differenza: gli Stati Uniti già hanno una moneta da svalutare.

Dall’intervista:

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L’Inciviltà del ‘Solve et Repete’

[Di Giacomo Zucco. Pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 17 marzo 2015.]

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La rapina fiscale italiana, lo sappiamo tutti, ha ben pochi rivali al mondo quanto a dimensioni del maltolto: al di là del dato stellare della pressione fiscale, comunque impressionante ma “addomesticato” e indicativo fino a un certo punto (il denominatore del Pil considera anche stime sul mercato sommerso e partite di giro interne al sistema statale come gli stipendi pubblici), il vero problema è rappresentato dal “total tax tate”, la percentuale complessiva di risorse che vengono incamerate dallo Stato rispetto ai profitti commerciali, che in Italia si avvicina minacciosamente al 70% e posiziona il paese il 17° posto a livello mondiale.

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