Da una Utopia all’altra

 

israele palestina

Di Anselm Jappe. Traduzione spagnola a cura di Federico Corrientes e José Manuel Rojo pubblicata su Praxis Digital il 21 maggio 2011 con il titolo De una Utopía a la Otra. Traduzione italiana di Enrico Sanna.

Vent’anni fa i treni ad alta velocità (TAV) cominciarono ad estendere la loro rete di ferro sul territorio francese. Contro il coro di approvazione, organizzata o spontanea, si alzarono le voci di piccoli gruppi che esprimevano le loro riserve contro quello che loro chiamavano il “dispotismo della velocità”. Non facevano obiezioni in dettaglio, ma attaccavano in maniera eloquente la società che aveva prodotto la possibilità, per loro aberrante e inutile, di attraversare tutta la Francia in poche ore. Evidentemente, per formulare un tale giudizio globale, interamente negativo, sullo stile di vita che ha trovato la sua espressione nella TAV, occorre essere convinti del fatto che uno stile di vita molto diverso è possibile. Chi evoca una tale possibilità viene etichettato come “utopista”, parola che rimanda immediatamente ai “socialisti utopici”, il più famoso dei quali è a tutt’oggi Charles Fourier.

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Trasferimento Netto di Vita

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Di Ivan Illich

La velocità incontrollata è costosa, e sono sempre meno quelli che possono permettersela. A ogni incremento della velocità di un veicolo cresce il costo della propulsione e della rete stradale e – cosa più drammatica di tutte – aumenta lo spazio che il veicolo divora col suo movimento.

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La Superprogrammazione

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Di Ivan Illich. Estratto da La Convivialità, Edizioni RED, 1993.

In quale ambiente il bambino di New York vede la luce? In un insieme complesso di sistemi che significano una cosa per quelli che li progettano e un’altra per chi ne fa uso. Posto a contatto con migliaia di sistemi, ai loro punti terminali, l’uomo di città sa forse servirsi del telefono e del televisore, della legge e delle assicurazioni, ma non sa come funzionano. L’acquisizione spontanea del sapere è limitata ai meccanismi di adattamento a un comfort massificato. L’uomo di città è sempre meno in grado di farsi tanto le sue cose quanto le sue idee. Far da mangiare, far la corte o fare l’amore, tutto diventa materia d’insegnamento. Deviato dall’educazione e verso l’educazione, l’equilibrio del sapere si disgrega. Sappiamo ciò che ci è stato insegnato, ma non impariamo più da noi stessi. Sentiamo d’aver bisogno di essere educati.

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Un Libro Coraggioso

roberto scwarz

[Di Roberto Schwarz. Originale pubblicato sulla Folha de São Paulo del 17 maggio 1992. Traduzione italiana pubblicata su Blackblog Franco Senia il primo giugno 2017 con il titolo Audacia.]

Come va inteso il collasso dei paesi socialisti? Sebbene ci abbia colto di sorpresa, ha fatto sorgere più dubbi che certezze, ed è apparso come se fosse facile da comprendere. Secondo l’opinione comune avrebbe segnato: a) la vittoria del capitalismo, e b) la confutazione della prognosi storica di Marx; oppure, ancora, della sconfitta dello statalismo da parte della società di mercato. Ebbene, per rompere questa unanimità è appena uscito in Germania un libro intelligente ed incisivo, di Robert Kurz, che azzarda una lettura inattesa dei fatti. Il crollo summenzionato rappresenterebbe, al contrario, niente meno che l”inizio della crisi del sistema capitalista stesso, cos’ come la conferma dell’argomentazione di base del “Capitale”.

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Gli Eroi del Diritto di Riparare

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[Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 20 agosto 2016 con il titolo Right-to-Repair Activists are Heroes. Traduzione di Enrico Sanna.]

La “proprietà intellettuale” serve unicamente ad imporre la scarsità contro l’abbondanza; ovvero a imporre cose, che per natura dovrebbero costare meno grazie al progresso, per renderle artificialmente costose. Il caso più evidente è la guerra portata avanti dalle aziende contro il diritto dei loro clienti di riparare ciò che hanno acquistato. Fortunatamente, come nota Emily Matchar su Smithsonian (“The Fight for the ‘Right to Repair”, 13 luglio) ci sono attivisti che lottano per questo diritto di riparare.

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Caso Germanwings e Giornalismo Sciatto

[Di Patrick Smith. Originale pubblicato su Ask The Pilot il primo aprile 2015 con il titolo From Network News to the New Yorker, the Conversation Spins Out of Control. Traduzione di Enrico Sanna.]

germanwings

Non per togliere nulla all’orrore e alla tragicità del disastro aereo Germanwings, ma l’avvenimento ha scatenato un vortice di parole male informate e semplicemente aggravanti, su tutti i media, che uno sente il dovere di intervenire. Che si parli dell’aspetto umano (piloti e problemi mentali) o di quello tecnico, gran parte delle discussioni sono fuorvianti. A ciò si aggiungono certi commentatori e corrispondenti a peggiorare la cosa, come se l’aviazione civile non soffrisse già di un problema di cattiva interpretazione.

Gran parte delle discussioni si incentrano sull’automazione e sul ruolo del pilota in cabina. Forse la soluzione, si sente dire, sarebbe l’eliminazione totale del pilota. Perché no? Dopotutto gli aerei possono già volare da soli, no?

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