È l’ora della Microproduzione?

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Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 25 marzo 2020 con il titolo Is This Micromanufacturing’s Hour? Traduzione di Enrico Sanna.

Se operi nell’ambito delle micromanifatture o dell’hardware hacking, se fai parte di una comunità che produce macchine open-source, o anche se, come me, sei interessato alla rilocalizzazione economica al fine di sgonfiare il potere aziendale, probabilmente ti è capitato di leggere la storia di quegli italiani che si son messi a stampare in 3D le valvole che servono a far funzionare i respiratori che tengono in vita i pazienti gravi colpiti da Covid-19. Un articolo pubblicato su Fast Company racconta come l’ospedale di Chiari, un piccolo comune della Lombardia, non fosse più in grado di far funzionare i respiratori per i malati di coronavirus perché aveva finito le valvole di ricambio e il produttore, la Intersurgical, non poteva fornire ricambi a breve termine. Utilizzando le apparecchiature di un FabLab, Cristian Fracassi e Michele Faini hanno stampato cento valvole di ricambio al costo di un euro circa. Fracassi e Faini hanno dovuto ricavare il progetto facendo ingegneria inversa, avendo il fabbricante negato l’accesso al progetto originale citando questioni legali e di sicurezza.

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Basterebbe non Distogliere lo Sguardo

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Di Barbara Balzerani. Fonte: Carmilla Online, 8 aprile 2020.

[Riceviamo e pubblichiamo volentieri un estratto dall’ultimo libro di Barbara Balzerani, Lettera a mio padre, di prossima uscita per DeriveApprodi. Vista però l’attualità e l’interesse dell’argomento trattato abbiamo scelto di pubblicarlo come ‘intervento’. S.M.]

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Il Nuovo Oppio dei Popoli

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La critica di Adorno della cultura di massa

Di Mateu Cabot. Fonte: Constelaciones, Revista de teoría crítica. Titolo originale: La crítica de Adorno a la cultura de masas. Traduzione di Enrico Sanna.

Theodor W. Adorno morì appena quindi giorni prima dello sbarco sulla luna. Non credo che esista una relazione causale tra i due fatti, solo una coincidenza in un’epoca ormai lontana. La trasmissione “in diretta” televisiva del passettino del comandante Armstrong sulla luna costituisce uno dei primi avvenimenti audiovisivi globali. Quarant’anni dopo, questo genere di avvenimento è diventato quotidiano, perfino monotono. Abbiamo perso, se mai l’abbiamo avuta, la coscienza della grandezza e della potenza dei cambiamenti che si succedono dall’inizio del ventesimo secolo, abbiamo integrato nella normalità fatti, accadimenti e cose che, in altre epoche, appartenevano al regno della fantasia. Le basi di questi avvenimenti erano state gettate nei sessant’anni precedenti, tra il 1900 e il 1960, giusto il tempo di tre generazioni. Possiamo riportare quello che scrisse Benjamin della generazione che sperimentò la prima grande guerra tecnologica, la Grande Guerra del 1914-18: “una generazione che era andata a scuola con il tram trainato dai cavalli si ritrovò indifesa in un paesaggio in cui tutto era cambiato tranne le nuvole.”

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Loro Sanno?

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Di Shoshana Zuboff. Originale pubblicato il 22 febbraio 2019 su promarket.org con il titolo The Road to Digital Serfdom. Traduzione di Enrico Sanna.

La via della servitù digitale

Il capitalismo di sorveglianza fa una triplice deviazione dal percorso del capitalismo storico. Primo, insiste sul privilegio di una libertà e conoscenza assolute. Secondo, abbandona il vecchio rapporto organico con le persone basato sulla reciprocità. Terzo, con lo spettro della hive life tradisce una visione collettivista della società sostenuta da un’estrema indifferenza e dalla materializzazione del Grande Altro. In questo capitolo analizzeremo ognuna di queste deviazioni dalla norma storica per poi affrontare la domanda: il capitalismo di sorveglianza è semplicemente “capitalismo”?

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Dove Siamo?

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Di Miguel Amorós. Originale pubblicato l’otto gennaio 2019 su La peste con il titolo ¿Donde Estamos? Traduzione di Enrico Sanna.

“Cosa cerchiamo di realizzare? Cambiare l’organizzazione sociale su cui riposa la prodigiosa struttura della civilizzazione, costruita nel corso dei secoli da conflitti nel seno di sistemi vecchi o moribondi, conflitti il cui esito è la vittoria della civilizzazione moderna sulle condizioni naturali della vita.” ~ William Morris, Where are we now?

Walter Benjamin, nel suo articolo Teoria del fascismo tedesco, ricorda la frase apparentemente estemporanea di Leon Daudet, “l’automobile è la guerra”, per spiegare come gli strumenti tecnici, non trovando nella vita delle persone un vuoto che giustifichi la loro necessità, impongono tale giustificazione con il fucile spianato. Se la realtà sociale non è matura per gli avanzamenti tecnici che bussano alla porta, tanto peggio per la realtà, perché gli avanzamenti la devasteranno. Il risultato è che la società intera viene trasformata dalla tecnologia come se avesse attraversato la guerra. Basta citare i grandi esodi, le quantità enormi di dati immagazzinate dalla moderna informatica e il gran numero di vittime di incidenti, suicidi o patologie moderne, e sembra che ogni giorno sia in corso una guerra, assolutamente fredda, negli scenari dell’economia, della politica e della vita quotidiana. Una guerra in cui si cerca continuamente la vittoria grazie alla superiorità tecnica delle automobili, i computer, le biotecnologie… Vista la natura della società capitalista, gli strumenti tecnici sempre più potenti non contribuiscono in alcun modo alla coesione sociale e allo sviluppo personale, già che la tecnologia serve solo ad armare la banda vincente. Per Benjamin, dunque, e per noi, “ogni guerra futura sarà una ribellione degli schiavi della tecnica.”

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Attaccatevi al Tram!

Monnezza

Uber vedrà mai il profitto?

Di Len Sherman. Fonte: Forbes. Traduzione di Enrico Sanna.

Maggio è stato un mese duro per Uber. L’azienda, che ha perso soldi più soldi e più rapidamente di qualunque altra nel corso della storia, si distingue ora per aver distrutto più valore azionario nei suoi primi due giorni di attività di qualunque altra IPO. E di molto.

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