L’ultimo Chiuda la Porta

joanmiro

Hayek nell’era informatica

Di Jocheved Matt. Originale pubblicato il 26 giugno 2018 con il titolo The Last Person in the Room Must Close the Door. Traduzione di Enrico Sanna.

Capita a volte che mentre si entra in classe per una lezione di informatica qualcuno dica: “L’ultimo chiuda la porta.” La frase, apparentemente sensata, è un esempio di funzione non calcolabile. Nessuno può sapere (calcolare) se è l’ultimo, se dopo non ci sarà qualcun altro. Molti pensano che i problemi di calcolo possano essere risolti semplicemente incrementando la potenza di calcolo. La persistenza di funzioni non calcolabili, però, dice che ci sono limiti nel calcolo. Anche se la questione della calcolabilità attraversa tutta l’opera di Hayek, credo che le sue conclusioni a favore del liberalismo e a proposito della conoscenza debbano essere riviste oggi alla luce della moderna prassi della calcolabilità e della complessità. Per quanto potente, il calcolo non potrà mai amministrare le risorse o pianificare l’economia.

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Vandali

singulitarian

Theodor W. Adorno

Le manifestazioni di nervosismo, di agitazione e di instabilità che sono state osservate fino dall’epoca della formazione e dello sviluppo delle grandi città, si diffondono ora in forma epidemica come accadeva un tempo per la peste e il colera.

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Contro il Lavoro

Micia

Miguel Amorós

“Ci sono persone, sembra a me, che non fanno un grande servizio alla società con la loro intelligenza, ma che hanno corporatura robusta e possono fare i lavori più pesanti. Operano con la forza delle loro braccia e possono guadagnare un salario con questa attività, da cui, credo, il loro nome di salariati.”
~ Platone, La Repubblica

Non credo di sminuire il senso del Primo Maggio se dico che è una giornata contro il lavoro, poiché già in origine (la lotta per la giornata lavorativa di otto ore) portava con sé l’esigenza di una diminuzione del tempo dedicato alla schiavitù salariata, ovvero una rivendicazione del tempo libero. Libero significa libero dallo sfruttamento e dalla necessità su cui tale schiavitù pretende di basarsi, per cui la libertà a cui aspira l’uomo significa l’abolizione non solo del lavoro salariato ma anche del lavoro impiegato per soddisfare le necessità fisiche. Il regnò della libertà seppellirà il regno della necessità quando l’uomo si emanciperà completamente dal lavoro. Perciò la società a cui dovrebbero aspirare i lavoratori è una società che non si basi sul lavoro, una società in cui il lavoro non sia considerato l’occupazione principale, in cui la vita non dipenda assolutamente dal lavoro, in cui nessuno debba “guadagnarsi da vivere” lavorando, perché una simile società è incompatibile con il benessere e la libertà. Ma quale “diritto al lavoro”! È come rivendicare il diritto di essere sfruttati. Meglio sarebbe parlare di diritto di non lavorare. In cima alle loro aspirazioni, i lavoratori non dovrebbero mettere parole d’ordine del tipo “lavorare meno, lavorare tutti”, ma un netto “lavorare mai”.

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Guasto è il Mondo

Tony Judt

Alessandro Visalli

Tony Judt era uno storico americano di origine britannica, tra i maggiori intellettuali di lingua inglese, specializzato in storia europea e professore a Cambridge, Oxford, Berkley e New York University. Nel 2008, quando aveva 60 anni, gli fu diagnosticata la SLA che lo portò alla morte dopo solo due anni. Nel suo ultimo anno di vita Judt, mentre era paralizzato dal collo in giù, con presumibile grande sforzo ed assoluta determinazione scrisse questo libro che va considerato dunque il suo lascito a noi che gli sopravviviamo.

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Guerre Nuove, Ipocrisie Antiche

prigioniero

Di Gennaro Carotenuto. Originale pubblicato su gennarocarotenuto.it l’undici marzo 2019.

Le denunce del New York Times e di Forbes sui casi degli aiuti umanitari bruciati e sul blackout, che analizzo qui, attestano che in Venezuela la guerra sia già cominciata e le false notizie dominino incontrastate la costruzione dell’opinione pubblica.

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Irresistibile Seduzione

Pawel-Kuczynski2

Di Lelio Demichelis. Fonte: Alfabeta2

Fabio Merlini, L’estetica triste, Seduzione e ipocrisia dell’innovazione, Bollati Boringhieri, Pag. 138 € 14,00

Il titolo dell’ultimo libro di Fabio Merlini – importante filosofo ticinese – è decisamente intrigante (e affascinante è il suo stile di scrittura): L’estetica triste. Ma il sottotitolo lo è ancora di più: Seduzione e ipocrisia dell’innovazione. Perfetta è anche l’immagine di copertina, l’Allegoria della simulazione, di Lorenzo Lippi, opera del 1630.

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