La Macchina per Dormire

Di Alessandro Visalli. Fonte: Tempo Fertile.

Andrew McAfee, Erik Brynjolfsson, “La macchina e la folla. Come dominare il nostro futuro digitale”

Il libro di McAfee e Brynjolfsson​[1] è stato pubblicato nel 2017 e segue di tre anni il best seller di cui abbiamo già parlato​[2], “La nuova rivoluzione delle macchine”​[3]. Ne è in qualche modo un aggiornamento. Se il testo del 2014 impostava il suo discorso sulla base di una sorta di determinismo tecnologico (le tendenze economiche e sociali, per esse l’ineguaglianza di cui in quegli anni si parla molto​[4], sarebbero determinate dall’evoluzione tecnologica, anziché, ad esempio, dalla stagnazione secolare derivante da deficit di domanda e dinamiche demografiche​[5], o da dinamiche del sovraindebitamento​[6]), in questo segue implicitamente la stessa strada e ne esplora le conseguenze più recenti. In modo ancora più pronunciato, in questo testo gli autori prendono posizione per l’esaltazione, sopra ogni rischio tecnologico di disintermediazione del lavoro e della mente umana, della “genialità del libero mercato” e per la sua capacità di “inventare” soluzioni ai problemi che esso stesso crea.

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Il Diritto Universale al Respiro

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Achille Mbembe

Se il Covid-19 è l’espressione spettacolare dell’impasse planetaria nella quale si trova l’umanità allora ci toccherà ricostituire una Terra abitabile perché offra a tutti la possibilità di una vita respirabile, né più né meno. Saremo capaci di riscoprire la nostra appartenenza a una medesima specie e il nostro indivisibile legame con l’insieme del vivente? Questa è forse la domanda giusta, la domanda che va posta, l’ultima, prima che la porta si chiuda una volta per tutte.

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È l’ora della Microproduzione?

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Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 25 marzo 2020 con il titolo Is This Micromanufacturing’s Hour? Traduzione di Enrico Sanna.

Se operi nell’ambito delle micromanifatture o dell’hardware hacking, se fai parte di una comunità che produce macchine open-source, o anche se, come me, sei interessato alla rilocalizzazione economica al fine di sgonfiare il potere aziendale, probabilmente ti è capitato di leggere la storia di quegli italiani che si son messi a stampare in 3D le valvole che servono a far funzionare i respiratori che tengono in vita i pazienti gravi colpiti da Covid-19. Un articolo pubblicato su Fast Company racconta come l’ospedale di Chiari, un piccolo comune della Lombardia, non fosse più in grado di far funzionare i respiratori per i malati di coronavirus perché aveva finito le valvole di ricambio e il produttore, la Intersurgical, non poteva fornire ricambi a breve termine. Utilizzando le apparecchiature di un FabLab, Cristian Fracassi e Michele Faini hanno stampato cento valvole di ricambio al costo di un euro circa. Fracassi e Faini hanno dovuto ricavare il progetto facendo ingegneria inversa, avendo il fabbricante negato l’accesso al progetto originale citando questioni legali e di sicurezza.

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Basterebbe non Distogliere lo Sguardo

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Di Barbara Balzerani. Fonte: Carmilla Online, 8 aprile 2020.

[Riceviamo e pubblichiamo volentieri un estratto dall’ultimo libro di Barbara Balzerani, Lettera a mio padre, di prossima uscita per DeriveApprodi. Vista però l’attualità e l’interesse dell’argomento trattato abbiamo scelto di pubblicarlo come ‘intervento’. S.M.]

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Il Nuovo Oppio dei Popoli

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La critica di Adorno della cultura di massa

Di Mateu Cabot. Fonte: Constelaciones, Revista de teoría crítica. Titolo originale: La crítica de Adorno a la cultura de masas. Traduzione di Enrico Sanna.

Theodor W. Adorno morì appena quindi giorni prima dello sbarco sulla luna. Non credo che esista una relazione causale tra i due fatti, solo una coincidenza in un’epoca ormai lontana. La trasmissione “in diretta” televisiva del passettino del comandante Armstrong sulla luna costituisce uno dei primi avvenimenti audiovisivi globali. Quarant’anni dopo, questo genere di avvenimento è diventato quotidiano, perfino monotono. Abbiamo perso, se mai l’abbiamo avuta, la coscienza della grandezza e della potenza dei cambiamenti che si succedono dall’inizio del ventesimo secolo, abbiamo integrato nella normalità fatti, accadimenti e cose che, in altre epoche, appartenevano al regno della fantasia. Le basi di questi avvenimenti erano state gettate nei sessant’anni precedenti, tra il 1900 e il 1960, giusto il tempo di tre generazioni. Possiamo riportare quello che scrisse Benjamin della generazione che sperimentò la prima grande guerra tecnologica, la Grande Guerra del 1914-18: “una generazione che era andata a scuola con il tram trainato dai cavalli si ritrovò indifesa in un paesaggio in cui tutto era cambiato tranne le nuvole.”

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Loro Sanno?

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Di Shoshana Zuboff. Originale pubblicato il 22 febbraio 2019 su promarket.org con il titolo The Road to Digital Serfdom. Traduzione di Enrico Sanna.

La via della servitù digitale

Il capitalismo di sorveglianza fa una triplice deviazione dal percorso del capitalismo storico. Primo, insiste sul privilegio di una libertà e conoscenza assolute. Secondo, abbandona il vecchio rapporto organico con le persone basato sulla reciprocità. Terzo, con lo spettro della hive life tradisce una visione collettivista della società sostenuta da un’estrema indifferenza e dalla materializzazione del Grande Altro. In questo capitolo analizzeremo ognuna di queste deviazioni dalla norma storica per poi affrontare la domanda: il capitalismo di sorveglianza è semplicemente “capitalismo”?

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