Il Fallimento della Privatizzazione Sovietica

120227109-8a501bc1-6ce8-40ab-abb9-790925fb86d1

Di William Gillis. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 12 giugno 2018 con il titolo The Failure of Soviet Privatization. Traduzione di Enrico Sanna.

Quando “Il Mercato” è Soltanto il Luogo dove si Riciclano i Soldi Insanguinati dello Statalismo

Quando cadde l’Unione Sovietica, tra i programmi di “privatizzazione” c’era la distribuzione delle azioni delle aziende ai loro dipendenti. Il problema ovviamente era che l’economia era sotto scacco e la gente faceva la fame. Fu così che i gangster e i figli dell’alta borghesia sovietica riuscirono ad acquistare tutte le azioni con denaro vero. C’era chi andava in giro con una carriolata di vodka a barattare una bottiglia con un certificato. Così le imprese statali finirono nelle mani di chi era già ricco.

Continua a leggere

Annunci

Compattazione, Istinto del Branco e Territorialità

sturmtruppen

[Di Fred Reed. Originale pubblicato su fredoneverything.com il 6 ottobre 2016 con il titolo Compaction, Pack Instinct, and Territoriality. Traduzione di Enrico Sanna.]

Siamo tutti pazzi. Questo spiega tutto. Mi spiego meglio, nella speranza di diventare come quei fari dell’intelletto di Platone, Burke e Hunter Thompson.

La mente umana non può pensare a più di poche cose per volta. Ad esempio, non riusciamo a considerare individui un miliardo di abitanti della Cina, e dunque diciamo che “la Cina”, o “i cinesi”, hanno fatto una certa cosa che gran parte di loro non sa, non voleva fare, o voleva fare altro. Il miliardo diventa un solo essere senziente, una sorta di persona atomizzata.

Ad esempio, c’è chi dice Cuba per dire “Castro”, o dice che “Cuba” dev’essere punita perché fa qualcosa che Washington non approva, onde per cui embargo. In realtà, ci sono 11.000.000 di cubani, di cui solo uno è Castro. Gran parte dei cubani non ama Castro, come dimostra la loro disponibilità a pagaiare novanta miglia fino a Miami su un tubo. L’embargo non punisce “Cuba”. Rende miserabile la vita di 11.000.000-1 persone, nessuna delle quali ha potere d’influenza sulla politica di Cuba. Di sicuro l’embargo non sconfigge Castro, che può avere tutte le bistecche e tutto il miglior bourbon che vuole, embargo o no.

Continua a leggere

Afganistan: Introduzione all’Imperialismo Britannico

[Di Eric Margolis. Originale pubblicato il 7 dicembre 2013 su lewrockwell.com con il titolo Afghanistan: British Imperialism 101. Traduzione di Enrico Sanna.]

remnants-of-army

Elyzabeth Butler, Remnants of an Army, 1841. William Brydon, unico sopravvissuto di una ritirata inglese di 4.000 soldati e 14.000 civili in Afghanistan.

Se qualcuno si chiede cos’ha in serbo per il futuro per l’Afganistan basta che guardi a come l’impero britannico governò l’Iraq negli anni venti. Come disse Shakespeare, “il passato non è che un prologo”.

L’impero britannico creò lo stato dell’Iraq dopo la prima guerra mondiale al fine di assicurarsi i vasti giacimenti petroliferi che erano diventati di importanza vitale per la Royal Navy. Per controllare questa nazione tumultuosa, la Gran Bretagna impose un re fantoccio, Faisal, e creò un esercito composto da indigeni e comandato da ufficiali britannici.

Continua a leggere

La Fame Come Arma Politica

[Di Jonathan Wilde. Dalla traduzione spagnola di José Carlos Rodríguez pubblicata su liberalismo.org. Titolo originale: El hambre como arma política. Traduzione di Enrico Sanna.]

Tra i numerosi crimini commessi da Stalin è da annoverare anche la carestia forzata imposta all’Ucraina tra il 1932 e il 1933. Come è pratica comune a tutti quei paesi in cui regna il socialismo, le carestie intenzionali sono usate come arma politica contro le varie classi sociali al fine di ottenere gli obiettivi desiderati. In questo caso, le vittime designate furono i kulaki, agricoltori che avevano una proprietà che facevano lavorare ai propri lavoratori dipendenti.

Continua a leggere