Il Razzismo

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[Di Hannah Arendt. Estratto dal saggio Sulla Violenza. Traduzione di Enrico Sanna.]

Il razzismo, bianco o nero che sia, è violento al massimo grado per sua stessa definizione perché si oppone ad una realtà biologica, il fatto che la pelle sia bianca o nera, e che nessuna autorità, nessun potere possa farci nulla; lo sbocco ultimo, in casi critici, è lo sterminio chi ha la pelle di colore diverso. Il razzismo, a differenza della razza, non è un fatto ma un’ideologia, e le azioni che porta con sé non sono un riflesso condizionato, ma atti deliberati basati su teorie pseudo-scientifiche.

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Il Nemico Interno

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[Di Alexik. Pubblicato il 29 marzo 2017 su Carmilla.]

“Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di introdurre strumenti volti a rafforzare la sicurezza delle città e  la vivibilità dei territori e di promuovere interventi volti al mantenimento del decoro urbano”…

È particolarmente istruttivo soffermarsi sul testo del Decreto Minniti in materia di ‘Sicurezza delle città mentre scorrono in sottofondo le immagini degli espianti degli uliveti di Melendugno, per l’avvio dei cantieri del “Trans Adriatic Pipeline”.

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Soppressione e Conservazione dell’uomo Bianco

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Una visione retrospettiva del colonialismo e dell’anticolonialismo alla soglia del XXI secolo

[Di Robert Kurz. Pubblicato su Ozio Produttivo il 5 luglio 2016. Letto originariamente come saggio radiofonico nella radio statale NDR, nel gennaio 1992. Traduzione di Raquel Imanishi Rodrigues.

Quando tutti concordano in modo unanime sul carattere discutibile di un fenomeno sociale, quando questo diventa bersaglio anche della critica ufficiale, in generale esso ha già smesso di essere una presenza effettiva per convertirsi in oggetto della storia. Oggi quale politica potrebbe ancora definirsi “colonialista”? Quale paese può ancora acquisire colonie? Il mercato mondiale ha ormai superato questo problema da vari decenni, per quanto si abbiano ancora piccole contese di retroguardia. Sarebbe inutile, pertanto, continuare a prendere a calci un cane morto, per quanto sia stato in vita incredibilmente brutto e intollerabile. Comunque così saremmo lontani dall’aver regolato i conti con la storia passata, la quale continua ad agire su di noi e sul nostro futuro. Forse soltanto ora diventa possibile cominciare a comprenderla, perché possiamo lanciare uno sguardo retrospettivo su di un’epoca che non può più essere alterata e che rimarrà per sempre fuori dal nostro campo d’azione.

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Un’altra Vittima del Proibizionismo

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[Di Robertino. Pubblicato su Umanità Nova il 21 febbraio 2017.]

Da ormai un quarto di secolo,‭ ‬da quando i nuclei cinofili di Carabinieri,‭ ‬Finanza e Polizia vennero rinfoltiti ai tempi dell’ennesima War On Drugs all’italiana dichiarata da Bettino Craxi prima di essere travolto da Tangentopoli,‭ ‬gli interventi dei cani antidroga e delle pattuglie annesse nelle scuole sono diventati uno dei must di ogni anno scolastico,‭ ‬peggio del ballo annuale nei telefilm di Happy Days,‭ ‬ma finalmente negli ultimi anni stanno iniziando a incontrare ribellione e proteste.‭

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Asinara e Pianosa, due Magnifiche Isole di Concentramento

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Carmelo Musumeci dà spazio a Francesca De Carolis, in particolare alla sua postfazione al libro curato da Pasquale De Feo Le Cayenne italiane. Pianosa e Asinara: il regime di tortura del 41 bis (Sensibili alle foglie, Roma 2016, pp. 112, € 13,00).

Ho avuto fra le mani le bozze di questo libro nei giorni degli attentati di Parigi. E di tutto quel che ne è seguito, a proposito di allarmi, emergenze, invocazioni e promesse di misure “speciali”, annunci di modifiche di pezzi di Costituzioni… Difficile in questi momenti non farsi sovrastare dalla commozione, non farsi annebbiare la mente da paure, anche irrazionali. Ma ancora una volta ho tremato al pensiero di reazioni e provvedimenti che vanno nel senso di sospensioni del diritto, che spianano la via a violenze e orrori, da infliggere ad “altri”. Nemici di turno, senza andare troppo per il sottile.

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Corporate Paedophilia

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[Di Enrico Voccia. Originale pubblicato su umanitanova.org il 9 dicembre 2016.]

Max Stirner, all’interno della tradizione filosofica, ha una posizione assai particolare: nega alla radice la critica romantica della modernità. Questa diffusissima visione, nata per l’appunto all’interno del movimento romantico, vede la società moderna caratterizzata da valori puramente materiali: la produzione, il profitto, la merce e via discorrendo. Questa situazione precipiterebbe l’uomo in una condizione di completa alienazione, di perdita della sua essenza umana, lo renderebbe incapace di riconoscere il vero senso della vita e, di conseguenza, incapace di vivere un’esistenza degna di questo nome.[1] Max Stirner, invece, sostiene una tesi pressoché opposta: la società moderna non è affatto dominata da valori puramente materiali, ma resta in balia del sacro.[2] La produzione, il profitto, la merce e più in generale quelli che definiamo i valori “materiali” certamente esistono e condizionano pesantemente le nostre vite, ma il loro modo di operare è pressoché identico ai vecchi oggetti e riti sacri. Ciò che è accaduto con il passaggio dall’età medievale/moderna alla modernità non è stato un processo di più o meno completa desacralizzazione – una, magari parziale, parziale messa fuori gioco della potenza politica della mentalità religiosa – ma un semplice mutamento dell’oggetto sacralizzato: le forme del dominio sono rimaste praticamente le stesse ed il sacro resta a dominare le nostre esistenze. Si tratta di una tesi decisamente eterodossa rispetto alla diffusione della critica romantica della modernità, che, sia pure con varie sfumature e diverse valutazioni, è accolta in maniera pressoché unanime dalle correnti del pensiero politico contemporaneo.[3]

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