L’alba del Paramilitarismo Americano del 21º Secolo

Pubblicato su nica il 26 giugno 2017. Link all’originale: https://itsgoingdown.org/dawn-21st-century-american-paramilitarism/. Traduzione di Luca Filisetti

Siamo nella fase montante di una pericolosa deriva nella società americana moderna.

Una nuova minaccia inizia a profilarsi all’orizzonte. La percezione umana è ciò che è, non possiamo avere certezze sul futuro, non importa di quanti paralleli storici riusciamo ad utilizzare come termini di paragone. Ma se si crede ai presagi con i quali abbiamo avuto a che fare in questi mesi, la presidenza di Donald Trump segnerà l’inizio di quella che potremmo chiamare una “guerra di bande politiche”.

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Fattispecie di Reato: la Tortura

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Di Armando Lancellotti. Originalmente pubblicato su Carmilla on line il 19 giugno 2017.

Marina Lalatta Costerbosa, Il silenzio della tortura. Contro un crimine estremo, DeriveApprodi, Roma, 2016, pp. 136, € 15,00.

Tra pochi giorni, a fine giugno, la legge sull’introduzione del reato di tortura nell’ordinamento penale italiano arriverà a Montecitorio, per concludere, forse, l’iter di approvazione parlamentare. Si potrebbe pensare che stia per essere scritta una pagina positiva della storia legislativa e politica del nostro paese, ma la realtà delle cose è ben diversa e per almeno due grandi ordini di ragioni: innanzi tutto perché il ritardo con cui il codice penale italiano riconosce la fattispecie del reato di tortura è a dir poco epocale, visto che la stessa Italia ratificò la Convenzione internazionale contro la tortura (Onu, 1984) nel gennaio 1988, insomma una trentina di anni fa; in secondo luogo perché il testo approvato al Senato il 17 maggio scorso è talmente rabberciato e contraddittorio da tradire lo spirito stesso di una legge che dovrebbe in modo netto e senza equivoci riconoscere la tortura come fattispecie di reato e delle peggiori. Un “tradimento” che lo stesso Luigi Manconi, che nel maggio del 2013 aveva presentato il progetto di legge in qualità di presidente della commissione parlamentare sui diritti umani, non ha esitato a definire inaccettabile, avanzando le stesse critiche e perplessità espresse da associazioni quali Amnesty International ed Antigone o dalle vittime della tortura di Stato italiana e dai parenti delle stesse. Vittime, che nel paese dei fatti di Genova 2001, di Cucchi e di Aldrovandi tra gli altri, sono numerose e ancora in attesa (vana) che venga fatto un minimo di giustizia e venga loro restituita quella dignità di uomini e cittadini che è stata a loro negata dai violenti abusi di potere di uomini dello Stato, dell’arbitrio dei quali sono caduti in balia.

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Chi ci Protegge dai “Protettori”?

Politico

Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 21 febbraio 2017 con il titolo Can Someone Protect Us From Our “Protectors”? Traduzione di Enrico Sanna.

Credo di essere un “clictivista”. Firmo petizioni e mando email in risposta a molte richieste per cause che considero giuste, calcolando che tanto non fa male e anzi potrebbe dare una mano d’aiuto. Ultimamente, ho mandato un’email al governatore dell’Arkansas, Asa Hutchinson, chiedendogli di fare quello che è in suo potere per aiutare i rifugiati e proteggere i residenti mediorientali dall’ordine esecutivo di Trump, che colpisce gli immigrati di sette paesi in maggioranza musulmani.

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Dispositivi di Potere Biopolitico: Il Filo Spinato

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[Di Armando Lancellotti. Articolo pubblicato il 21 maggio 2017 su Carmilla Online.]

Olivier Razac, Storia politica del filo spinato. Genealogia di un dispositivo di potere, Ombre Corte, Verona, 2017, pp. 158, € 14,00

Quella che il maître de conférences in filosofia presso l’Università di Grenoble Olivier Razac propone in questo saggio – pubblicato in Francia per la prima volta nel 2000, poi una seconda volta nel 2009 e recentemente tradotto in Italia da Ombre Corte – è una tanto dettagliata quanto interessante analisi di un dispositivo di potere di per sé elementare e quasi primitivo, ma al contempo efficacissimo, per semplicità di realizzazione e flessibilità di utilizzo ed eccezionalmente conveniente nel rapporto costi-risultati e pertanto del tutto confacente alle esigenze e alle logiche economico-produttive del mondo moderno e della società capitalistica. A questo si aggiunga che, come ogni apparato o struttura di potere, dal piano fisico dell’esercizio impositivo della forza sulla carne viva dei corpi degli uomini e sulla materialità delle cose, esso subito si trasferisce in quello immateriale e figurativo dell’immaginario collettivo, assumendo e producendo significati simbolici che lì stabilmente si depositano. Questo strumento di controllo dei corpi e dello spazio, di delimitazione e separazione, di respingimento e difesa, di imposizione e appropriazione, di recinzione e reclusione è il filo spinato.

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Due Note sugli Aborigeni

[Di J. Clancy. Originale pubblicato su The Anarchist Library con il titolo Aborigines in Australia. Traduzione di Enrico Sanna.]

Qui in Australia c’è stato un simposio di grandi menti bianche sotto forma di corte suprema, in cui si è deciso (dopo aver ignorato le sofferenze degli aborigeni per duecento anni) che prima del 1788, quando arrivarono i soldati britannici con un carico di ladruncoli per includerci nell’impero britannico, qui c’erano persone. Queste persone erano di una razza intelligente dalla pelle scura, gli aborigeni, di cui sappiamo che abitavano qua da 60.000 anni.

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Il Razzismo

Woodstock 1968

[Di Hannah Arendt. Estratto dal saggio Sulla Violenza. Traduzione di Enrico Sanna.]

Il razzismo, bianco o nero che sia, è violento al massimo grado per sua stessa definizione perché si oppone ad una realtà biologica, il fatto che la pelle sia bianca o nera, e che nessuna autorità, nessun potere possa farci nulla; lo sbocco ultimo, in casi critici, è lo sterminio chi ha la pelle di colore diverso. Il razzismo, a differenza della razza, non è un fatto ma un’ideologia, e le azioni che porta con sé non sono un riflesso condizionato, ma atti deliberati basati su teorie pseudo-scientifiche.

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