Chi ci Protegge dai “Protettori”?

Politico

Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 21 febbraio 2017 con il titolo Can Someone Protect Us From Our “Protectors”? Traduzione di Enrico Sanna.

Credo di essere un “clictivista”. Firmo petizioni e mando email in risposta a molte richieste per cause che considero giuste, calcolando che tanto non fa male e anzi potrebbe dare una mano d’aiuto. Ultimamente, ho mandato un’email al governatore dell’Arkansas, Asa Hutchinson, chiedendogli di fare quello che è in suo potere per aiutare i rifugiati e proteggere i residenti mediorientali dall’ordine esecutivo di Trump, che colpisce gli immigrati di sette paesi in maggioranza musulmani.

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Dispositivi di Potere Biopolitico: Il Filo Spinato

auschwitz

[Di Armando Lancellotti. Articolo pubblicato il 21 maggio 2017 su Carmilla Online.]

Olivier Razac, Storia politica del filo spinato. Genealogia di un dispositivo di potere, Ombre Corte, Verona, 2017, pp. 158, € 14,00

Quella che il maître de conférences in filosofia presso l’Università di Grenoble Olivier Razac propone in questo saggio – pubblicato in Francia per la prima volta nel 2000, poi una seconda volta nel 2009 e recentemente tradotto in Italia da Ombre Corte – è una tanto dettagliata quanto interessante analisi di un dispositivo di potere di per sé elementare e quasi primitivo, ma al contempo efficacissimo, per semplicità di realizzazione e flessibilità di utilizzo ed eccezionalmente conveniente nel rapporto costi-risultati e pertanto del tutto confacente alle esigenze e alle logiche economico-produttive del mondo moderno e della società capitalistica. A questo si aggiunga che, come ogni apparato o struttura di potere, dal piano fisico dell’esercizio impositivo della forza sulla carne viva dei corpi degli uomini e sulla materialità delle cose, esso subito si trasferisce in quello immateriale e figurativo dell’immaginario collettivo, assumendo e producendo significati simbolici che lì stabilmente si depositano. Questo strumento di controllo dei corpi e dello spazio, di delimitazione e separazione, di respingimento e difesa, di imposizione e appropriazione, di recinzione e reclusione è il filo spinato.

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Due Note sugli Aborigeni

[Di J. Clancy. Originale pubblicato su The Anarchist Library con il titolo Aborigines in Australia. Traduzione di Enrico Sanna.]

Qui in Australia c’è stato un simposio di grandi menti bianche sotto forma di corte suprema, in cui si è deciso (dopo aver ignorato le sofferenze degli aborigeni per duecento anni) che prima del 1788, quando arrivarono i soldati britannici con un carico di ladruncoli per includerci nell’impero britannico, qui c’erano persone. Queste persone erano di una razza intelligente dalla pelle scura, gli aborigeni, di cui sappiamo che abitavano qua da 60.000 anni.

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Il Razzismo

Woodstock 1968

[Di Hannah Arendt. Estratto dal saggio Sulla Violenza. Traduzione di Enrico Sanna.]

Il razzismo, bianco o nero che sia, è violento al massimo grado per sua stessa definizione perché si oppone ad una realtà biologica, il fatto che la pelle sia bianca o nera, e che nessuna autorità, nessun potere possa farci nulla; lo sbocco ultimo, in casi critici, è lo sterminio chi ha la pelle di colore diverso. Il razzismo, a differenza della razza, non è un fatto ma un’ideologia, e le azioni che porta con sé non sono un riflesso condizionato, ma atti deliberati basati su teorie pseudo-scientifiche.

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Il Nemico Interno

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[Di Alexik. Pubblicato il 29 marzo 2017 su Carmilla.]

“Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di introdurre strumenti volti a rafforzare la sicurezza delle città e  la vivibilità dei territori e di promuovere interventi volti al mantenimento del decoro urbano”…

È particolarmente istruttivo soffermarsi sul testo del Decreto Minniti in materia di ‘Sicurezza delle città mentre scorrono in sottofondo le immagini degli espianti degli uliveti di Melendugno, per l’avvio dei cantieri del “Trans Adriatic Pipeline”.

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Soppressione e Conservazione dell’uomo Bianco

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Una visione retrospettiva del colonialismo e dell’anticolonialismo alla soglia del XXI secolo

[Di Robert Kurz. Pubblicato su Ozio Produttivo il 5 luglio 2016. Letto originariamente come saggio radiofonico nella radio statale NDR, nel gennaio 1992. Traduzione di Raquel Imanishi Rodrigues.

Quando tutti concordano in modo unanime sul carattere discutibile di un fenomeno sociale, quando questo diventa bersaglio anche della critica ufficiale, in generale esso ha già smesso di essere una presenza effettiva per convertirsi in oggetto della storia. Oggi quale politica potrebbe ancora definirsi “colonialista”? Quale paese può ancora acquisire colonie? Il mercato mondiale ha ormai superato questo problema da vari decenni, per quanto si abbiano ancora piccole contese di retroguardia. Sarebbe inutile, pertanto, continuare a prendere a calci un cane morto, per quanto sia stato in vita incredibilmente brutto e intollerabile. Comunque così saremmo lontani dall’aver regolato i conti con la storia passata, la quale continua ad agire su di noi e sul nostro futuro. Forse soltanto ora diventa possibile cominciare a comprenderla, perché possiamo lanciare uno sguardo retrospettivo su di un’epoca che non può più essere alterata e che rimarrà per sempre fuori dal nostro campo d’azione.

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